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    February 23

    Ricordi_

     

    1. In 3° media la Terry si è innamorata di un wafer.

     

    2. In 1° superiore Chiarona ha dichiarato: “Poppi e Ciapi sono..molto boni.”

     

    3. Marcina in 2° media appesa al Tagadà. Nient'altro da aggiungere. 

     

    4. Lo "stage" al Sarello: le verdure di plastica da lavare, le castagne di cartoncino da ritagliare, i sassolini da raccogliere sotto il sole cocente..

     

    5. L’ultimo giorno delle medie il Bellagamba ha cercato di “stuprarmi” nel bagno delle femmine.

     

    6. La caduta: non Hitler, ma io e Giulia distese sul pavimento dell’hotel in settimana bianca in 1° superiore, tentando di esibirci in un improbabile tango davanti al Sabatini, e guadagnandoci una culata micidiale.

     

    7. In 1° elementare ho sclerato di brutto perché, causa trasloco, per un pomeriggio non ho potuto vedere Sailor Moon.

     

    8. Asdrubby (OB), la Nana, Barba Incolta (Fascino), Permanente, Mutandone, Amilcare, PantaloniGialli, SystemOfADown (un ragazzo, eh), Annibby, (AB), Ulfila, Charles, Mr. Day o Gambe Larghe (nessuno pensi male, semplicemente camminava a orso), il Biondo, il Normale e compagnia bella..

     

    9. Io, Giulia e Irene in piscina in calzini a cercare Elena in 1° superiore in settimana bianca.

     

    10. Alle medie “picchiavo” la Bradipa.

     

    11. In 2° superiore Tappi di Bottiglia è clamorosamente caduto addosso alla Cavalera.

     

    12. In 1° superiore il mio Poppi era la mascotte della classe!!!!

     

    13. Il Desa seduto per terra al Dress in segno di protesta.


    14. Gli spaghetti “vivi” nel piatto di Chiara al Sushi a Empoli.


    15.  L'istrice che mi ha tagliato la strada mentre guidavo beata. Pauraaa!


    16. Il primo giorno di asilo ho ricevuto una fregatura da mia mamma. Dopo esser stata con me per i 5  minuti da me richiesti, rispose così alla mia successiva richiesta di restare altri 5 minuti: “ Non posso, devo andare a comprare la schiacciata, ma torno presto.”  Ebbene, si presentò 3 ore dopo, senza schiacciata.  

     

    17. Lei. La sola, unica, insostituibile Parametrica Viscidinale Tridimensionale.

     

    18. Accanto alla PVT non può mancare la Mossa del Rametto.

     



    ~ нeR PeRFUмeD мαјesтч*

     

    ps. Sono in ferieeeee


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    February 09

    Lo specchio

     

     

     

    Odiava quell ’oggetto.

    Era grezzo, squadrato, scarno, senza nessun ornamento. Gelido al tatto. Alto, grande, troppo grande, severo. Poteva vedere e contenere tra i suoi angoli tutto, ma essere anche vuoto; troppe qualità per un semplicissimo essere inanimato.

    Ma quel che più la intimoriva è che diceva sempre la verità, te la sbatteva in faccia cruda e piatta com’era, senza pietà. Se ne stava là silenzioso, e appena lei lo ravvivava con il suo passaggio, si accendeva e la richiamava a sé. Purtroppo la sua sincerità era troppo pungente, e lei preferiva sfuggire al suo riflesso. Odiava il suo aspetto, e ancor di più odiava lo specchio che lo mostrava con tale disinvoltura e sfacciataggine..

    Se si soffermava a guardarsi trovava ogni difetto possibile e immaginabile e provava una repulsione lancinante.

    Era brutta. Sì, brutta: era pallida, aveva il viso troppo grande e largo, che copriva ogni giorno con i capelli sempre scomposti, la bocca troppo piccola, il naso troppo grande e lungo, le mascelle troppo larghe, un sopracciglio messo male a causa di piccoli incidentini, sotto gli occhi si insinuavano prepotenti occhiaie scure e profonde, e poi quegli occhi cosa avevano di speciale? Un bel niente, ecco, erano solo grandi e di un colore strano.

    Per non parlare del corpo: non era certo alta, il seno era troppo piccolo, le gambe storte, la pancia e i fianchi grassi, come del resto le cosce; nemmeno il sedere le sembrava granchè.

    Sognava tutto un altro fisico.

    Insomma, per lei guardarsi allo specchio era doloroso e la disgustava.

    Quando usciva cercava il più possibile di coprire i suoi difetti, abbondando con il fondotinta e il correttore e vestendo prevalentemente di nero per snellire, amava le maglie larghe perché nascondevano la tanto odiata pancia e i fianchi.

    Voleva passare inosservata e non incrociare lo sguardo di nessuno, per questo spesso guardava a terra o fissava un punto invisibile, meglio ancora se c’erano vetrine da ammirare.

    Si vergognava da morire di sé.

    Quella parola, BRUTTEZZA, riempiva la bocca di disgusto e disprezzo, ottendendo lo stesso suono aspro anche in inglese, U G L I N E S S, e tedesco: H Ä ß L I C H K E I T.

    Se ne fregava del perbenismo dei più che insistevano con la vecchia storia della bellezza interiore, per lei la bellezza esteriore contava eccome. O meglio, non contava la bellezza negli altri, non era certo quello che ricercava, era solo una minima parte, contava solo in lei, lei voleva essere bella, piacersi.

    Si era ripromessa più volte di imparare a volersi bene ed accettarsi, ma le era proprio impossibile; ogni cambiamento era faticoso e richiedeva grandi sacrifici, a volte minava la sua salute.

    Ma nonostante ciò, era stufa di sentirsi così a disagio con il suo corpo, non solo quando era in mezzo agli altri, ma anche quando era sola, tanto che le faceva schifo toccarsi per sbaglio, persino con un gomito, così decise di affrontare qualunque sacrificio pur di cambiare.

    Decise che da quel momento in poi, lo specchio le avrebbe rimandato un sorriso.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    ~ SHe SPeακS iN THiRD PeRSON SO SHe CαN FORGeT THαT SHe’S Me.

     

    February 02

    Riflessioni di una domenica pomeriggio

    Io sono una persona comune, come tutte le altre.

    Banale.

    Niente nel mio aspetto e nel mio atteggiamento è particolare,

    non c’è niente da notare in me.

    Sono solo una marionetta come tante.

    La tipica ragazza della mia età.

    Un’esistenza quasi sprecata.

    Eppure..

    Riesco a capire persone ben migliori di me,

    persone particolari che i più non arrivano a comprendere,

    spesso condivido i loro pensieri;

    riesco a guardare oltre,

    raramente trovo qualcuno che capisca quello che penso,

    anche perché tendo a tenermi tutto dentro pur avendo più di una persona a cui riferirlo.

    Perché qualcosa nella mia testa mi dice che non sono

    niente di speciale

    e che devo tacere.

    Perché, in fin dei conti,

    mi è indifferente mostrare o no quella che sono davvero,

    perché non conta nulla.

     

    Tutti indossano una maschera qualunque per apparire migliori,

    allora perché io ne indosso una bellissima per apparire peggiore?

     

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